Lunedì 14 aprile 2025, nello studio privato del dott. Raffaele Catucci di Palagiano, un piccolo comune in provincia di Taranto, inaugura la mostra di arte religiosa «La forza della resurrezione».
Ideata dal dott. Catucci, la mostra raccoglie 17 opere che interpretano, con diversi linguaggi e tecniche, il mistero della resurrezione e il potere trasformativo che ne deriva.
Una varietà di strumenti comunicativi
L’esposizione propone il messaggio pasquale attraverso l’uso di una varietà di strumenti comunicativi, riflettendo la potenza e la vastità della missione di Gesù sulla Terra.
Questo grande avvicendarsi di materiali, forme e colori omaggia la forza del suo messaggio di speranza che nasce dalla resurrezione.
Immagine dopo immagine, traccia il filo conduttore che conferisce alla mostra un senso di autenticità, connessione e rinascita.
Ogni oggetto è simbolo dell’universalità del messaggio pasquale, che attraversa ogni angolo del mondo, sempre pronto a essere condiviso, come la speranza che rinvigorisce l’animo umano.
Luci, suoni e scene che resistono alla prova del tempo
Le luci, morbide e avvolgenti, sono pensate per illuminare le scene con un’atmosfera che non abbaglia l’osservatore, ma lo invita a una visione intima e riflessiva, stimolando la contemplazione.
L’illuminazione si arricchisce di un elemento straordinario: due panorami della Terra Santa stampati con le più moderne tecnologie e posizionati ai lati della sala.
In questo modo, amplificano l’intensità della scena e creano un’atmosfera che unisce cielo e terra, là dove il percorso della resurrezione ha avuto inizio.
A completare l’esperienza sensoriale, un sottofondo musicale moderno accompagna il cammino della mostra, rendendo il tema della rinascita contemporaneo e attuale, senza mai perdere il suo legame profondo con il sacro.
Una riflessione sulla forza del messaggio pasquale
Il percorso si propone come una riflessione sulla bellezza che emerge dalla forza del messaggio pasquale e sul significato profondo della resurrezione.
Una forza che trasforma la sofferenza in speranza, e che ci invita a vivere una nuova vita.
Un invito a osservare, contemplare e abbracciare la magia di un periodo che, nella sua semplicità, riesce a toccare l’anima e ad ispirare un rinnovamento totale.
Rinascita e speranza: il legame profondo tra Pasqua e Giubileo
La mostra si apre con l’esposizione di quattro annulli filatelici del Giubileo 2000, un omaggio tangibile a un momento storico di rinnovamento spirituale e culturale.
Infatti, Pasqua e Giubileo condividono l’esperienza di un vero rinnovamento, e invitano i fedeli a una riconciliazione profonda fonte di speranza, perdono e liberazione spirituale.
Il Cenacolo di San Marco – Domenico Ghirlandaio (1486)
Questo francobollo raffigura un particolare del celeberrimo Cenacolo di Domenico Ghirlandaio.
Rappresenta San Giovanni in un atteggiamento di estrema vicinanza a Gesù, come nel racconto evangelico, dipinto mentre riposa con la testa appoggiata sul tavolo.

Questo dettaglio è simbolico, poiché nel Vangelo di Giovanni, l’apostolo Giovanni è descritto come il “discepolo che Gesù amava”.
Inoltre, spesso viene raffigurato come il più giovane, quindi la sua posizione suggerisce anche la sua intima relazione con Cristo, un momento di grande affetto e serenità.
Compianto del Cristo morto – Giotto (1303-1305)
Il soggetto di questo annullo, realizzato da Giotto senza l’aiuto dei suoi collaboratori, è tratto da un episodio della passione di Cristo non riportato nei Vangeli canonici.
Infatti, illustra il momento in cui Gesù, appena deposto dalla croce, si adagia per terra circondato da diversi di personaggi.

Tra questi, la Madonna che piange e abbraccia il figlio come se volesse trattenerlo a sè e sua sorella Maria Salomè, che gli tiene le mani al centro della scena.
Questi particolari, riportano il tema del dolore, descritto dalla pagina evangelica, a una dimensione universale e richiamano la sofferenza di ogni madre e di ogni figlio vittime di violenze, guerre e soprusi.
fonte: Giuseppe Nifosì in https://www.artesvelata.it/compianto-cristo-morto-giotto/
Resurrezione – Piero della Francesca (1450-1463)
Nell’affresco La Resurrezione di Piero della Francesca, Cristo emerge dal sepolcro, simbolo di vittoria sulla morte.
I soldati romani che dormono rappresentano un forte contrasto: mentre il mondo terreno è immerso nell’ignoranza e nel sonno, Cristo si risveglia portando la speranza di una nuova vita.
Da una parte, il sonno dei soldati simboleggia la morte e l’incapacità umana di comprendere il miracolo divino.
Dall’altra, la luce che illumina Cristo e il suo movimento dinamico enfatizzano la sua divinità e il potere trascendente della resurrezione.

La Porta Santa della Basilica di San Paolo fuori le mura
La Porta Santa della Basilica di San Paolo fuori le Mura è un simbolo spirituale che si apre durante eventi speciali come i Giubilei.
Rappresenta il passaggio dal peccato alla grazia, invitando alla riconciliazione con Dio e con il prossimo.
È un segno del cammino salvifico aperto da Cristo attraverso la sua incarnazione, morte e resurrezione.
Inoltre, siccome simboleggia la comunità di fede e la Gerusalemme celeste, la casa comune dei credenti, attraversarla è un atto di fede che segna il rinnovamento e la conversione spirituale.

La crocifissione di Cristo
La crocifissione di Cristo rappresenta un momento di riflessione profonda, in cui si manifesta il massimo atto di amore e dedizione al prossimo.
È un invito alla crescita spirituale, a riconoscere la potenza della misericordia e a riscoprire la forza trasformativa del perdono, che apre il cammino verso la salvezza e la riconciliazione.
Rotolo dipinto a mano – arte etiopica
Il rotolo di arte etiopica sulla crocifissione utilizza colori vivi e stilizzazioni simboliche per rappresentare non tanto il dolore fisico di Cristo, ma il suo sacrificio salvifico.
Le scene, ricche di simbolismo, mostrano Cristo crocifisso circondato da santi, angeli e figure bibliche, con un’enfasi sul significato teologico della passione.

I colori vivaci, come il rosso, il blu e il giallo, non solo catturano l’attenzione visiva, ma riflettono anche la forza spirituale e il potere salvifico dell’evento, mentre le immagini evocano un profondo legame tra il sacrificio e la redenzione.
La resurrezione di Cristo nell’iconografia classica e moderna
La resurrezione di Cristo è uno dei temi più significativi nell’iconografia cristiana, sia nella tradizione classica che in quella moderna.
La rappresentazione di questo evento, che simboleggia la vittoria di Cristo sulla morte e il peccato, è cambiata nel corso dei secoli, riflettendo non solo la teologia cristiana, ma anche l’evoluzione delle tecniche artistiche e delle concezioni estetiche.
Il tema della Resurrezione è protagonista di una profonda evoluzione e si afferma con forza, sia nelle rappresentazioni altamente simboliche e spirituali dell’iconografia classica, che nelle interpretazioni più dinamiche nell’arte contemporanea.
Tuttavia, in entrambe le tradizioni, l’evento centrale rimane quello della vittoria di Cristo sulla morte e del messaggio di speranza e rinnovamento che questa vittoria porta all’umanità.
La resurrezione di Cristo – icona russa (moderna)
Al centro dell’icona, maestosamente illuminato da una luce dorata, è raffigurato Gesù Cristo Risorto.
In piedi, con la veste bianca e luminosa che simboleggia la gloria e la vittoria sulla morte, Cristo è circondato da un’aura radiante che accentua la sua centralità e la sua natura divina.
Il suo volto è sereno, lo sguardo rivolto verso chi osserva, le braccia aperte in un gesto di accoglienza e benedizione.

Ai suoi piedi due angeli siedono su semplici tronchi di legno, con le mani in silenziosa adorazione e lo sguardo è basso in segno di profonda umiltà e raccoglimento.
Dal fondo l’icona emana un bagliore simbolo della luce eterna e della presenza divina, e l’insieme trasmette un senso di pace profonda, silenziosa contemplazione e trionfo spirituale.
La resurrezione – Arte cristiana etiopica, tempera su pergamena
Con colori vibranti e forme essenziali, questa icona è un invito a contemplare il mistero della presenza, della parola silenziosa, dello sguardo che guarisce.
Al centro, la figura di Cristo stilizzata ma intensamente espressiva si erge in un gesto di benedizione e apertura e trasmette una forza antica che non ha bisogno di parole.

Attorno a lui, quattro personaggi sembrano catturati in una danza di emozioni: stupore, ascolto, riflessione, prostrazione, ciascuno col proprio modo di stare di fronte al sacro.
L’uso simbolico del colore rosso veste la misericordia, il verde la speranza, il blu protegge lo spazio sacro, mentre lo sfondo arancione accoglie l’umanità che cerca, cade e si rialza.
Questa illustrazione religiosa è un racconto collettivo di una memoria dipinta che unisce gesto e spirito, che attraversa secoli e culture per parlarci oggi di accoglienza, presenza e relazione.
Discesa agli inferi – Icona bizantina
Questa icona raffigura la forza della Resurrezione secondo la tradizione orientale: non come uscita solitaria dal sepolcro, ma come discesa di Cristo negli inferi per liberare l’umanità intera.
Al centro, in abiti regali e circondato dalla luce divina, Cristo calpesta le porte spezzate dell’inferno e tende le mani ad Adamo ed Eva, simbolo di tutti gli uomini e donne della Terra.

Attorno a lui, i giusti dell’Antico Testamento – Davide, Salomone, Giovanni Battista – e tutta l’umanità che non ha conosciuto Cristo, ma ora ne accoglie la salvezza.
Nella parte più bassa, il maligno giace incatenato nell’oscurità, mentre la luce pasquale risplende tutto intorno.
La resurrezione di Cristo nell’arte contemporanea
La resurrezione di Cristo nell’arte contemporanea è spesso rappresentata in chiave simbolica, concettuale o provocatoria, più che narrativa.
Gli artisti tendono a esplorare il tema come metafora di rinascita interiore, speranza e trasformazione, distaccandosi dalle iconografie tradizionali.
In questa visione, la resurrezione diventa un linguaggio universale, capace di parlare a credenti e non credenti, inserendosi nel dialogo tra spiritualità e condizione umana.
Noli Me Tangere – Graham Sutherland (1961)
Questo dipinto, esposto nella Cattedrale di Chichester (Regno Unito), raffigura il primo essere umano che prende coscienza della resurrezione di Cristo.
Si ispira al celebre passo del Vangelo di Giovanni quando, il primo giorno della settimana dopo la crocifissione, Maria Maddalena stava piangendo fuori dalla tomba vuota.
15 Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo».
16 Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro!
17 Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».
(Giovanni 20,15-17)
In latino, la prima parte della risposta di Gesù è quel «Noli me tangere» che dà il titolo all’opera.
Questo episodio è una splendida metafora della difficoltà di riconoscere il sacro nella quotidianità, e della necessità di ascoltare con il cuore per vedere con gli occhi.

Il dipinto utilizza colori molto vivaci perché l’opera doveva essere visibile anche dal battistero, distante diversi metri dall’altare.
Inoltre, particolare piuttosto raro, raffigura Gesù con un cappello, forse per spiegare l’equivoco di Maria Maddalena che lo scambia per il custode del giardino.
All’epoca della sua realizzazione, quest’opera suscitò parecchie controversie e nel 1963 una visitatrice la deturpò con una penna, provocando un piccolo danno.
Ecdisi della resurrezione – Jyoti Sahi (1983)
In quest’opera intensa e simbolica, la Resurrezione viene rappresentata attraverso la metafora della muta del serpente, più propriamente detta ecdisi.
Gesù, al centro dell’immagine, si rialza dalla morte avvolto da un grande serpente chiaro che simboleggia la pelle abbandonata: l’involucro della vita terrena ormai superata.
Il Cristo si lascia alle spalle le vesti funebri mentre Maria Maddalena, testimone silenziosa e discreta della trasformazione, lo osserva con devozione.

Come il serpente che si libera della pelle vecchia per far spazio a una nuova, più luminosa, anche il credente, entrando nella vita con Cristo, si spoglia dell’uomo vecchio per rivestirsi del nuovo.
22 Avete imparato, per quanto concerne la vostra condotta di prima, a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici;
23 a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente
24 e a rivestire l’uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità.
(Efesini 4:22-24)
Una scena che racconta con forza visiva e spirituale la rinascita e la speranza.
Colui che passa oltre – Jyoti Sahi (1975)
In questo quadro, Sahi attinge all’iconografia indù per offrirci un Cristo danzante il cui movimento sulla morte alimenta l’energia ritmica primordiale dell’universo.
Infatti si ispira al Signore della Danza, una delle incarnazioni del dio indù Shiva, che attraverso la Danza della Beatitudine distrugge l’ignoranza e l’illusione e crea nuova vita.
Sahi ha dipinto Gesù per catturare la crocifissione e trasfigurazione di Gesù nel passaggio dalla morte alla vita.

La mano stilizzata sullo sfondo forma l’abhaya mudra, un gesto rituale nell’induismo e nel buddismo che significa: «Non temere».
Queste rassicuranti parole di protezione e pace sono pronunciate più volte nelle Sacre Scritture da Dio e dai suoi messaggeri, incluso Gesù.
La Resurrezione di Gesù è la massima garanzia che non dobbiamo temere la morte perché, come Lui ha compiuto il passaggio, possiamo farlo anche noi.
Gesù come il più grande Giona – Jyoti Sahi (2007)
Questo dipinto premia la profondità di osservazione, essendo così ricco di simboli che emergono man mano che si osserva l’immagine.
Per prima cosa, le braccia di Cristo sono tese in una posa che rimanda deliberatamente alla crocifissione, ma le sue mani non sono inchiodate a nessuna croce.
Sono completamente aperte e libere, e abbracciano il mondo nella gloria della resurrezione.
Questo perché la crocifissione e la resurrezione sono due facce della stessa medaglia, nessuna delle quali può essere compreso separatamente dall’altro.
Poi, al centro del piano pittorico, il tronco di un albero corre verticalmente quasi un tutt’uno con Cristo, le cui braccia si estendono come rami.
Infatti l’albero della vita, un riferimento alla visione del cielo avuta da Giovanni è un motivo ricorrente nell’arte cristiana.
2 In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l’albero della vita. Esso dà dodici raccolti all’anno, porta il suo frutto ogni mese e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni.
(Apocalisse 22:2 )
È spesso integrato nelle immagini della Crocifissione per profetizzare la speranza che germoglia dal terreno con piena potenza di resurrezione.

Inoltre, a un esame più attento, i rami dell’albero fungono anche da scheletro di un pesce, dalla cui bocca spalancata Cristo emerge come il profeta Giona.
Il rigetto di Giona è una delle prime immagini cristiane della resurrezione ed è stata riproposta anche da Gesù quando i farisei gli chiesero un segno per dimostrare la sua messianicità.
38 Allora alcuni scribi e farisei lo interrogarono, dicendo: «Maestro, noi vorremmo vedere da te qualche segno».
39 Ma egli, rispondendo, disse loro: «Questa malvagia e adultera generazione chiede un segno, ma nessun segno le sarà dato, se non il segno del profeta Giona.
40 Infatti, come Giona fu tre giorni e tre notti nel ventre del grosso pesce, così starà il Figlio dell’uomo tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
(Matteo 12:38-40)
Resurrezione – Christian Cremona (2014)
Quest’opera è uno scatto fotografico realizzato in movimento, in una stanza buia con un tempo di esposizione lungo, e rappresenta il momento luminoso dell’uscita del Cristo dal sepolcro.
Il movimento della luce disegna un corpo vittorioso che emerge dal sepolcro a braccia spalancate fra la polvere per ascendere al cielo.

Simbolicamente, il sepolcro crolla perché è fragile, fatto di pietra rigida ma friabile, materia che non può contenere una potenza tanto grande.
In questo modo, l’osservatore assiste al manifestarsi del progetto di salvezza e vittoria sul male portato dalla resurrezione di Cristo insieme alla promessa all’uomo di vita eterna.
fonte: https://www.artribune.com/mostre-evento-arte/christian-cremona-resurrezione/
L’ultima cena, il ponte tra il sacrificio e la condivisione
L’Ultima Cena è il momento in cui Gesù, spezzando il pane e condividendo il vino con i suoi discepoli, dona se stesso e inaugura un legame eterno tra Dio e l’umanità.
È un gesto di amore profondo e di comunione, che unisce la dimensione spirituale del sacrificio al valore umano della condivisione.
Tra le mani di Dio – scultura in resina dipinta a mano
Questa scultura raffigura l’Ultima Cena come un momento sospeso tra cielo e terra, racchiuso tra due mani aperte: mani che proteggono, sorreggono, accolgono.
Al centro, Gesù e i suoi discepoli condividono il pane e il vino, in un gesto che è insieme umana intimità e dono eterno.

Alla base, un libro aperto – simbolo della Parola – e rose rosa, segno di amore, delicatezza e memoria.
L’opera, ricca di dettagli e colori, trasmette un messaggio di cura, comunione e speranza, invitando chi guarda a sentirsi parte di quella tavola, nelle mani di un amore che non abbandona mai.
L’ultima cena – Bassorilevo in legno
In questa incisione su legno, i dodici apostoli siedono attorno al tavolo dell’ultima cena, avvolti in ampie tuniche, colti nell’intensità del mistero della vigilia della Passione di Cristo e istituzione dell’Eucaristia.
Scambiano parole, sguardi, gesti carichi di solennità, mentre Gesù si dona ai suoi amici sotto i segni del pane e del vino, anticipando il sacrificio della Croce.

La scena, incorniciata da colonne e motivi geometrici scolpiti, si apre come una soglia sacra tra il tempo degli uomini e l’eternità di Dio.
L’opera è un invito a contemplare il mistero della fede, a riconoscere nella comunione la presenza viva di Cristo e a lasciarsi trasformare da quell’amore che si fa servizio e salvezza.
L’ultima cena – Warner Sallman (1950)
Questo piatto decorativo riproduce l’iconica immagine dell’Ultima Cena di Warner Sallman, realizzata nel 1950.

La scena ritrae Gesù al centro, circondato dai discepoli, con espressioni che riflettono emozioni di sorpresa e riflessione.
L’opera, caratterizzata da una luce delicata e dettagli emotivi, evoca un senso di intimità e solennità, celebrando il sacrificio e la condivisione, simboli fondamentali di questa festività cristiana.
La Passione spiegata ai bambini
L’ultima parte della mostra, racconta la Passione di Gesù ai bambini attraverso il linguaggio di immagini semplici e alleggerite di dettagli drammatici.
Descrive i temi universali dell’amore e del perdono, in modo che i bambini possano comprendere il gesto di Gesù come un atto di compassione, solidarietà e coraggio.
Sedici passi nella fede – vignette colorate
Una serie di illustrazioni ispirate a scene bibliche che raffigurano gli insegnamenti, i miracoli e gli eventi più significativi della passione di Cristo.
I personaggi e le ambientazioni sono realizzati con uno stile semplice e adatto ai più piccoli, con linee morbide e colori pastello.

Queste illustrazioni sono pensate per stimolare la curiosità dei piccoli e facilitare una comprensione profonda, ma delicata, di uno degli eventi più significativi della fede cristiana.
Il mosaico della fede – opera da completare
Un puzzle incompleto che raffigura Gesù vestito con la sua iconica toga bianca e avvolto in un alone luminoso, che cammina tenendo per mano uno dei bambini.
I pezzi mancanti del puzzle rappresentano il senso di smarrimento o incompletezza dell’essere umano, e il bisogno di una guida per ritrovare la strada della propria realizzazione.
Completando l’opera, i bambini compiono simbolicamente una piccola azione di bontà e amore che li avvicina alla comprensione di Gesù e dei suoi insegnamenti.

La mostra è visitabile su appuntamento dal 14 al 20 aprile 2025,.
Per informazioni e prenotazioni, telefonare al 347/913 8017