La mostra internazionale d’arte contemporanea «Le stanze francesi» attualmente in corso nel prestigioso Conservatorio di Santa Maria della Misericordia in Vico Monacelle a Martina Franca, continua a stupire e incantare studiosi, appassionati e visitatori.
Ideata e curata da Elisabeth Vermeer di Design for Everyday Life, rappresenta un’indimenticabile passeggiata culturale nel panorama artistico francese tra l’inizio dell’Ottocento e il presente.
Lo scorso 18 dicembre il taglio del nastro, affidato al dott. Carlo Dilonardo, assessore alle Attività Culturali del Comune di Martina Franca:
Il legame tra Martina e la Francia ha profonde radici storiche legate al periodo angioino, quando il Principe di Taranto Filippo I d’Angiò concesse ai suoi abitanti diverse «franchigie», cioè diritti di proprietà e privilegi fiscali, per incoraggiare l’insediamento nella zona.
È da queste franchigie che deriva l’appellativo «Franca», che fu aggiunto al nome «Martina» scelto in segno di devozione al patrono della città, San Martino di Tours.
Continua la dott.ssa Viviana Fasano, referente della Fondazione Caracciolo De Sangro che ha messo a disposizione i locali del palazzo:
Siamo lieti e orgogliosi di ospitare questo progetto, che mette in scena un’affascinante narrazione per immagini e mette in relazione lo straordinario patrimonio di arredi e opere d’arte del palazzo e alcune importanti testimonianze di pittura, fotografia, grafica e disegno della cultura francese.
Da Marcel Proust a Claude Monet, da Adrienne Lecouvreur a Eleonora Duse, da Gabrielle Sidonie Colette a Gabrielle Renaudot, da Jean-François Millet a Gaspard Koenig e diversi altri.
In quindici stanze, l’Alliance Française di Taranto, nelle persone del presidente onorario prof. Giuseppe Albenzio e la prof.ssa Teresa Bosco, presidente in carica, ha organizzato un’esposizione internazionale di larghissimo respiro:
Negli ultimi anni, l’Alliance Française di Taranto si è dedicata alla promozione delle tematiche fondamentali, protagonisti e forme d’arte dell’Impressionismo: pittura, fotografia, teatro, musica.
Ricordare la storia è fondamentale perché favorisce la comprensione del presente, la formazione della nostra identità individuale e collettiva e la costruzione di un futuro più consapevole.
Ci invita a comprendere le origini delle nostre società, delle nostre culture e delle nostre tradizioni. In particolare, studiare la storia della cultura è un importante segno di responsabilità.
Un percorso lungo 15 stanze
«Le stanze francesi» è una mostra di arte contemporanea articolata in quindici ambienti, ciascuno dei quali propone un esercizio di attenzione e memoria.
Attraverso le opere, invita il visitatore a riscoprire e mantenere vivi alcuni frammenti della presenza storica e culturale francese, che ha lasciato tracce significative anche a Martina Franca.
Ogni spazio rappresenta quindi una mini-mostra temporanea, con opere di artisti del panorama italiano e internazionale, esperti delle arti visive che esplorano altre discipline come la letteratura, poesia, musica, astronomia.
1) L’universo agricolo di Millet
Il percorso comincia nella corte al primo piano, con i campi coltivati e i contadini celebrati dal pittore Jean-François Millet (1814–1875), testimoni di un mondo essenziale e operoso, da preservare come fondamento della sopravvivenza delle generazioni future.
Le opere, stampate su tele impermeabili, valorizzano con naturalezza i particolari architettonici dell’esterno: pareti, ringhiere, tettoie e superfici vetrate.

2) La Ricerca di Proust
Quest’area presenta Marcel Proust (1871–1922), che domina intellettualmente l’intero progetto grazie a una visione enciclopedica capace di attraversare epoche, linguaggi e discipline.
La sua presenza offre una lettura trasversale della mostra, ricca di rimandi interni che rendono ogni sezione parte integrante di un unico paradigma culturale.
Il riferimento al capolavoro intramontabile della Recherche du Temps Perdu, esteso lungo un arco narrativo di circa cinquant’anni, conferisce al percorso profondità, continuità e una dimensione temporale dilatata.
Il visitatore attraversa una serie di composizioni digitali che fondono il ritratto di Proust con personaggi, figure immaginifiche e temi ricorrenti, tra cui la madre Jeanne Weil.
Opera dopo opera, i rimandi alla Recherche e al fluire del tempo emergono come elementi centrali, trasformando l’esperienza visiva in una riflessione sulla memoria e sulla percezione.
3) L’ecologia di Geronazzo
La seconda stanza presenta le opere di Francesco Geronazzo, artista contemporaneo e docente di tecniche incisorie, la cui arte coniuga pratica visiva e riflessione teorica.
Il suo dialogo creativo con lo scrittore, politico e filosofo Gaspard Koenig (1982), e in particolare con il libro Humus, racconta in forma drammatica il destino del suolo.
Lo descrive come un ecosistema fragile e in progressivo deterioramento, la cui crisi globale minaccia l’equilibrio ambientale e la stessa umanità.
4) Il potere dell’emancipazione femminile
Il percorso prosegue nella camera del vestiario ecclesiastico, dove alcune opere originali, dipinti e incisioni, raccontano momenti della contemporaneità di Sarah Bernhardt (1844–1923).
In mostra figurano anche Gabrielle Sidonie Colette ed Eleonora Duse, artiste che rivoluzionarono il teatro, anticipando linguaggi nuovi e affermando con forza il potere femminile.
Attraverso ritratti e scene teatrali, testimoniano la modernità delle loro interpretazioni e il modo in cui trasformarono il palcoscenico in uno spazio di emancipazione.

5) Il confronto silenzioso tra arte e spiritualità
Procedendo verso il corridoio, due opere dialogano discretamente con la statua della Madonna.
La vicinanza tra arte contemporanea e figura sacra suggerisce un confronto silenzioso e una riflessione intima sul rapporto tra memoria, spiritualità e interpretazione visiva.
6) Proust tra vita privata e creazione artistica
Al centro di questo spazio emergono i rapporti di Proust con le amiche, Anna de Noailles (1876–1933) e Marie Nordlinger (1876–1931), raccontando l’intreccio tra vita privata e creazione artistica.
Questa esperienza si nutre dell’influenza di Charles Baudelaire (1821–1867) e di Claude Monet (1840–1926), suggerendo come letteratura e arte visiva dialoghino incessantemente per delineare una sensibilità raffinata.
7) La poesia visiva di Claude Monet
Nella settima stanza, spazio raccolto e contemplativo, Claude Monet occupa invece un ruolo centrale, come testimonia il trittico dedicato alle Ninfee.
È un tributo alla forza della luce e al movimento dell’acqua, che accompagna il visitatore in un viaggio immaginativo nella natura riflessa nell’arte del maestro impressionista.
8) Il regno del teatro
La parte superiore della Chiesa apre le porte al regno del teatro.
Qui luci, volti e immagini tornano a celebrare la grandezza di Sarah Bernhardt, nuovamente in primo piano circondata da dipinti impressionisti, disegni astratti e manifesti realizzati da Alphonse Mucha (1860–1939).
Altre fotografie celebrano il genio di Eleonora Duse (1858–1924) e la consacrano come presenza immortale nell’olimpo dell’arte teatrale.
9) La «divina» Sarah Bernhardt
La presenza monografica di Sarah Bernhardt prosegue nel secondo corridoio, confermando l’attenzione universalmente tributata all’attrice e alla sua influenza sulla storia del teatro.
Le opere esposte in questo segmento del percorso raccontano la sua indimenticata presenza scenica e la grandezza intramontabile della sua figura artistica e professionale.
10) Il giardino interiore di Proust
Questo ambiente è dedicato a Proust e alla sua straordinaria conoscenza di fiori, alberi e piante, che nella sua letteratura diventano ragione di vita.
Infatti, nella sua opera cita circa trecento specie vegetali, le cui note olfattive evocano momenti della sua esistenza, trasformando la natura in memoria sensibile e personale.
Qui le immagini in stile impressionista di fiori, immerse nell’atmosfera dei ricordi, dialogano con le descrizioni proustiane e suggeriscono scenari di luce, colore e armonia.
11) La stanza dei morti
Questa stanza è dedicata alla figura di Eugénie Garsin (1855–1927), imprenditrice straordinaria e madre di Amedeo Modigliani, che guidò con lungimiranza la sua formazione artistica.
Nata a Marsiglia, seppe unire determinazione, cura familiare e passione culturale, diventando mentore e sostenendo lo sviluppo creativo del giovane pittore.
Oggi riposa al Cimitero Evangelico agli Allori di Firenze, luogo sacro prediletto di tanti che, attratti dal mito artistico di Firenze, vi scelsero dimora definitiva per le proprie spoglie.
12) La stanza delle monache
Questo spazio racconta la condition humaine delle monache, spesso costrette alla clausura per ragioni economiche o per imposizione familiare, che comportava la rinuncia alle proprie aspirazioni terrene.
Le immagini suggeriscono la danza come sogno segreto di libertà, desiderio mai espresso di movimento, soffocato dalle rigide regole del convento.
13) Le ballerine di Degas
Nella stanza dedicata al pittore e scultore Edgar Degas (1834–1917), trovano spazio le iconiche scene di balletto, dove grazia e movimento diventano protagonisti.
Qui, opere fotografiche ispirate alla danza classica, assecondano il suo intento di cogliere la fluidità dei gesti e la bellezza dinamica dei corpi in movimento.

Nelle ultime due stanze, il percorso prosegue aprendo un dialogo tematico e stilistico in cui il passato viene riletto e reinterpretato.
In queste stanze, i canoni dell’arte cinquecentesca e seicentesca dialogano con le tecniche e le visioni contemporanee, in particolare la fotografia, mostrando una convivenza armoniosa tra opere storiche e linguaggi del presente.
14) Maria nemica del peccato
Qui l’arte contemporanea risponde alla tradizione proponendo un dittico fotografico, uno sguardo che invita a percepire l’armonia nella natura come rifugio dall’imbarbarimento della modernità.
Le immagini suggeriscono il recupero dell’antico incantesimo, celebrando l’unione dell’uomo con l’ambiente e il ritrovamento di un equilibrio delicato nel mondo circostante.
15) L’inferno
Nell’ultima stanza prende forma una lotta tra gli elementi: il fuoco dell’inferno si dissolve nell’acqua del mare tempestoso di Monet e nei riflessi notturni di una piazza bagnata.
Questo contrasto tra superfici liquide e giochi di luce vuole rappresentare una catarsi visiva che invita a contemplare la trasformazione e a riflettere sul tempo come mediatore di questo confronto.
La mostra resterà allestita fino al 15 febbraio 2026, ed è visitabile negli orari 10:00-13.00 e 16:00-18:30.
In programma, alcuni cambi di scena come l’avvicendamento di diverse opere esposte e l’allestimento di nuove stanze.
In particolare, una dedicata ai compositori Maurice Ravel e Eric Satie, all’astronomo e fondatore della Società Astronomica di Francia, Camille Flammarion e a sua moglie Gabrielle Renaudot.

Patrocini: Comune di Martina Franca, del Club UNESCO di Taranto, Società Dante Alighieri – Taranto, Associazione Culturale CLAM International – Taranto.
Organizzazione: Alliance Française – Taranto, APS Liberuomo
In collaborazione con: FotoPoesia – Genova; ArteDisegno – Genova, Calliope Bureau – Firenze.
Coordinamento scientifico: Design for Everyday Life
Artisti: Carlo Accerboni, Carla Albertella, Alessandro Baldassarra, Paola Bernini, Silvia Bibbo, Simona Campi, Salvio Capuano, Roberto Carloni, Zhanna Chaban, Maria Cristina Cincidda, Clara Cullino, Sandro Defranchi, Uri De Beer, Antonio Di Pace, Debora Ferruzzi Caruso, Cinzia Effori, Marilena Faraci, Silvana Franco, Stefania Frixione, Francesco Geronazzo, Paola Leoni, Lia Larizza, Maria Antonietta Lemmi, Enza Lomonaco, Dania Marchesi, Marcello Ignazio Marchisotta, Andreas Mares. Malgoscia Mitka, Joanne Morgan, Françoise Morin, Natalia Oleksiienko Fardelli, Erzsebet Palasti, Mario Pepe, Mariangela Perrucci, Antonietta Preziuso, Angela Raveggi, Alfredo Romano, Liliana Santandrea, Claire Jeanine Satin, Ilaria Siddi, Rossella Sommariva, Gianluigi Suman, Kristina Szabo, Marisa Tumicelli, Klara Varhelyi, Roberto Vignoli, Silvia Zambarbieri.