L’UPGI (Università Popolare delle Gravine Ioniche) promuove da sempre iniziative volte a valorizzare il territorio e a diffondere un modo di fare cultura aperto, partecipato e trasversale, capace di coniugare memoria e contemporaneità.
Il festival-concorso «Teatro popolare in corto» si inserisce a pieno titolo in questo percorso.
Abbiamo chiesto a Domenico Palattella, critico teatrale e cinematografico e direttore artistico della manifestazione, di approfondire visione, identità e scelte culturali del progetto.
Dove nasce l’idea di «Teatro popolare in corto»?
L’idea di «Teatro popolare in corto» nasce dal desiderio di restituire centralità culturale alle tradizioni popolari del nostro territorio.
Spesso le consideriamo patrimonio del passato, ma in realtà rappresentano una materia viva, capace di parlare ancora al presente.
Il festival vuole offrire uno spazio strutturato, qualificato e riconoscibile in cui questa memoria possa tradursi in esperienza artistica condivisa.
Perché avete scelto il teatro popolare, e in particolare il dialetto, come fulcro del progetto?
Il teatro è il luogo in cui una comunità si racconta guardandosi negli occhi.
Quando questo racconto avviene in dialetto, acquista un’intensità ulteriore, perché diventa veicolo di identità, ritmo, ironia, dramma, verità.
Il vernacolo non è solo un elemento folkloristico, ma uno strumento espressivo potente, capace di custodire e trasmettere la visione più autentica dell’esperienza quotidiana.
Sembra che dietro questa scelta ci sia una riflessione culturale più ampia
Certamente. Se custodire la memoria storica è fondamentale per costruire un futuro consapevole, promuovere il teatro vernacolare significa porre basi solide e luminose per un reale progresso culturale.
Non si tratta di nostalgia, ma di consapevolezza: conoscere le proprie radici permette di innovare senza perdere identità.
Come si struttura concretamente il festival-concorso?
Il progetto, inserito nel cartellone estivo di Massafra (n.d.r.: uno dei comuni culturalmente più attivi della provincia di Taranto), è aperto a corti teatrali popolari presentati da artisti singoli e compagnie provenienti da Puglia e Basilicata.
Abbiamo scelto la formula del corto perché concentra l’intensità della narrazione in un tempo più definito, favorendo dinamismo e varietà artistica all’interno delle serate.
Si articola in due momenti distinti: in una prima fase procederemo con una selezione delle opere pervenute, valutando l’originalità del testo, la struttura della narrazione e altri aspetti tecnici e artistici.
Questo perché ci teniamo a garantire la massima coerenza con lo spirito del progetto.
Poi, presumibilmente nel prossimo luglio, le opere selezionate saranno rappresentate dal vivo in tre serate all’aperto nel centro storico di Massafra.
Il festival si terrà interamente a Massafra?
Massafra è al centro dell’iniziativa perché rappresenta la prima sede storica dell’UPGI e ne custodisce l’identità culturale.
In questa città l’intero progetto affonda le sue radici, e poi offre scenografia urbana molto suggestiva, capace di dialogare con il linguaggio del teatro popolare in modo naturale e coinvolgente.
Ma allo stesso tempo cercheremo di aprire il festival agli altri comuni del comprensorio — Mottola, Palagiano e Statte — per dare al festival un respiro più ampio.
Come saranno assegnati i premi?
Al termine delle esibizioni saranno premiati il miglior corto, i migliori interpreti maschile e femminile, e la giuria assegnerà anche un premio speciale.
Inoltre, anche gli spettatori saranno chiamati a esprimere la propria preferenza attraverso il voto in sala, assegnando quindi un ulteriore premio.
Questo perché, trattandosi di un festival di teatro popolare, è importante che il giudizio critico e l’apprezzamento del pubblico convivano.
Come possono partecipare gli artisti?
La partecipazione al concorso è gratuita, in tutte le fasi.
Le modalità di iscrizione, i criteri di selezione e tutte le informazioni sono disponibili nel bando ufficiale, consultabile direttamente sul sito dell’UPGI.
In sintesi, qual è l’obiettivo ultimo del festival?
In realtà il nostro obiettivo è duplice.
Da una parte, desideriamo offrire al pubblico e agli attori un’esperienza viva e coinvolgente, che rappresenti un momento di crescita non solo artistica, ma anche personale.
Dall’altra, vogliamo fare la nostra parte per restituire alla scena popolare la dignità e la centralità che merita nel panorama culturale contemporaneo.